DOCUMENTOS
Quince tesis para la construcción de una izquierda europea de alternativa.
Rojos y Roges.

(La traducción al castellano de Joan Tafalla y comentarios de Miras aquí)
ORIGINAL EN ITALIANO PUBLICADO EN:
http://www.alternativerivista.org/Pages/15tesi.html 

Original publicado en italiano, inglés y francés en el número 0 de la revista "Alternative".
Formato PDF -8 páginas - 1,38 Mbytes.

 

15 Tesi per la sinistra europea di alternativa

di Fausto Bertinotti
15 thèses pour une gauche européenne alternative.pdf
Fifteen theses for an alternative european left.pdf

1. Sapevamo quanto la crisi della politica fosse uno dei portati specifici della globalizzazione capitalistica. Sapevamo, inoltre, che in essa confluiva l’esito della grande e drammatica contesa del Novecento. Su questa conoscenza abbiamo impiantato l’idea della “rifondazione”.

2. L’analisi critica delle nuove forme concrete di alienazione e di sfruttamento del lavoro salariato, delle loro modificazioni e della dilatazione del campo in cui esse operano ci ha portati a intendere il senso più radicale della “rifondazione comunista”.

3. Le nuove forme di organizzazione del potere su scala mondiale prendono il posto degli stati nazionali, delle antiche sovranità, dei sistemi di alleanza, degli ordinamenti mondiali ereditati dalla vittoria contro il nazifascismo e dalla guerra fredda. Questi non vengono cancellati ma trasfigurati dalla nuova catena di comando che investe l’intero mondo. Il problema della trasformazione della società capitalistica non si può porre che a livello mondiale. Esso e il nuovo fondamento per la rinascita della politica.

4. La nascita e lo sviluppo del movimento di critica alla globalizzazione da luogo ad un fenomeno di valore strategico. Esso chiede di essere interpretato anche alla luce di una ripresa del conflitto sociale e di lavoro e dell’emergere di altre esperienze di partecipazione conflittuale. La rifondazione comunista ha qui la sua prima risorsa,. Essa, tuttavia, non è infinita.

5. La guerra infinita e indefinita trova nella dottrina Bush la sua organica e terribile dichiarazione d’intenti e nel governo nord-americano l’anello trainante della catena del potere del nuovo ordinamento imperiale. Persino la guerra di civiltà diventa la maschera del pieno dispiegamento della globalizzazione capitalistica e del suo carattere intrinsecamente regressivo.

6. Il nuovo movimento per la pace deve sapersi porre l’obiettivo di sconfiggere la guerra della globalizzazione capitalistica, combattendo l’intero sistema di guerra su scala mondiale. Il carattere estremo di questa guerra produce molte opposizioni, resistenze, non condivisioni anche a livello degli stati e dei governi. Il movimento deve rapportarsi attivamente a queste contraddizioni senza cadere nella delega di attribuire ad esse la possibilità di fermare il processo. Solo la crescita quantitativa, qualitativa, sociale, politica e culturale del movimento ha questa possibilità. Essa può disvelare il nesso tra il modello sociale neoliberista e guerra della globalizzazione e, quindi, lavorare ad un’alternativa di modello di società. La rinascita della politica passa per la lotta contro la guerra e per la pace. Se non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza pace.

7. All’interno della politica mondiale, l’Europa è, per noi, la dimensione minima necessaria per la rinascita della politica delle classi subalterne. Il loro destino e la possibilità stesse di esercitare un protagonismo passano per la partecipazione alla costruzione della via d’uscita dalla crisi della politica. La conquista della pace e la trasformazione dell’attuale società capitalistica saranno i terreni, tra loro connessi, di questa impresa. L’Europa è il suo teatro minimo, inseparabile dal mondo.

8. L’Europa , è tuttavia, solo un caso della più generale globalizzazione capitalistica. Essa non esiste politicamente. Non è una autonoma realtà geopolitica né una originale esperienza di democrazia e di governo. Il fondamento di questo stato (che è tale malgrado le culture che l’hanno arricchito e malgrado la sua straordinaria esperienza della politica come espressione del conflitto di classe) risiede nel modello sociale plasmante della globalizzazione e perciò sempre meno europeo. Ma le antiche culture europee e le straordinarie esperienze politiche dell’Europa rivelano ancora oggi una possibilità. Esse possono e devono essere messe in rapporto ad un movimento che segna il nostro tempo. Il balzo di tigre è possibile e necessario.

9. Sapevamo che le due onde lunghe e contrapposte dei nuovi processi mondiali, l’una quella della globalizzazione capitalistica e l’altra quella che propone un altro mondo possibile (e necessario) mettono in crisi drammaticamente l’ipotesi riformista (anche se non necessariamente le formazioni che ad essa si riferiscono). Il fallimento dell’ultimo tentativo riformistico, quello del centro-sinistra, negli USA come in Europa ha contribuito alla elezione, nella seconda globalizzazione le destre come forze di governo.

10. La crisi, come la guerra, sono parte costituente della seconda globalizzazione. La precarietà e l’incertezza non investono solo il lavoro e la vita delle popolazioni ma l’economia e lo sviluppo capitalistico. L’instabilità e l’incertezza sono la cifra del quadro generale e di classe del capitalismo del nostro tempo. La corsa breve della crisi della politica incontra la corsa lunga della crisi di civiltà, segnata dalla tendenziale divaricazione tra innovazione e progresso sociale. In questo quadro si approfondisce la crisi della democrazia.

11. Impariamo che la crisi della sinistra riformista nell’Europa occidentale, resa evidente dall’intero ultimo ciclo delle elezioni è nel suo pieno sviluppo e non viene sola. Essa si approfondisce invece che risolversi nelle ricerche di uscite dalla crisi che concretamente si divaricano in Europa come in ogni paese: da un lato la tesi della governabilità propone un assetto neo-centrista che insegue la globalizzazione e gli USA, dall’altro la ricerca di un nuovo percorso riformistico la pone in tensione critica con quella tendenza di fondo. L’instabilità e l’incertezza investono la sinistra riformista. Essa non può più essere considerata come una realtà sostanzialmente immodificabile.

12. Impariamo che la crisi della sinistra riformista e socialdemocratica consuma ogni possibilità per le forze comuniste di definirsi in ragione di esse. L’idea che, fissata un’identità storica ereditata dal passato, si possa costruire una fase di transizione nella ricerca di un’alleanza di governo con i riformisti esce da questo ciclo colpita a morte. Ma la salvezza non si ricava neppure dal contrasto con la socialdemocrazia. In realtà ciò che veniamo imparando è che alla crisi della sinistra riformista, a fronte della globalizzazione dopo la sconfitta del ‘900, si congiunge la crisi delle formazioni comuniste tradizionali. Simul stabunt, simul cadent. Sapevamo che la rifondazione è necessaria per ricostruire una prospettiva rivoluzionaria. Ora impariamo che è necessaria per esistere.

13. La leva per il cambiamento è dunque la costruzione del nuovo movimento operaio. L’Europa è uno dei luoghi deputati a questa nuova costruzione del soggetto della trasformazione della società capitalistica del 2000. E’, obbligatoriamente, il nostro luogo privilegiato di azione.

14. La costruzione in Europa di una sinistra di alternativa, quale protagonista politica del nuovo ciclo, è questione decisiva per l’esito generale dello scontro. La natura plurale dei movimenti chiede un soggetto politico per sua stessa composizione capace di dialettizzarsi con essi nel progetto di costruzione di “un altro mondo possibile”. La crisi della politica richiede di uscirne attraverso la fondazione di un nuovo rapporto tra la politica di sinistra, il conflitto e la società civile. Rifondazione Comunista è condizione necessaria, ma non sufficiente di questa più ampia ridefinizione. Dentro la costruzione di una sinistra alternativa europea la rifondazione comunista può guadagnare un nuovo orizzonte propulsivo e contribuire alla nascita della soggettività politica necessaria a rendere credibile l’obiettivo di un’altra Europa. Un’Europa autonoma, porta verso il sud del mondo, portatrice di un modello sociale e politico diverso da quello della globalizzazione.

15. Le forze politiche rappresentate dal GUE e le forze politiche che si collocano in Europa alla sinistra dell’Internazionale socialista sono chiamate a questo compito per uscire dalla minorità. Ma la sinistra di alternativa non può nascere su una discriminante di geografia politica. Le sue discriminanti sono la radicale opposizione alla guerra e la fuoriuscita dalle politiche neo-liberiste. La sua collocazione primaria è all’interno dei movimenti di lotta del nostro tempo al fine di costruire un alternativa di società. La riforma della politica è il suo modo di esistere per ridare efficacia all’azione collettiva e per la rinascita stessa della politica. Perciò nella nuova soggettività europea debbono poter convivere a pari titolo partiti e organizzazioni sociali, politiche e culturali diverse dai partiti. La sinistra di alternativa per operare la trasformazione deve cambiare sé e il proprio modo di essere verso la partecipazione, il pluralismo, la volorizzazione delle differenze e dell’autogoverno.

 


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